TRASFERIMENTO DI AZIENDA NEL DIRITTO DI FAMIGLIA DANESE

Principi generali

Il trasferimento di azienda non differisce in linea di massima dal trasferimento di qualsiasi altro bene mobile. Pertanto di principi che verranno spiegati qui di seguito valgono per tutti i beni mobili che vengono trasferiti tra coniugi e tra parenti secondo il diritto danese.

Le differenze si presentano invece nel caso di trasferimento tra coniugi / trasferimento ad altri parenti (qui compresi i figli e discendenti in genere).

Dal punto di vista fiscale vi sono invece vantaggi nel trasferimento tra vivi d’azienda ai discendenti e regole speciali per il trasferimento dell’ azienda tra coniugi e per la tassazione nel caso che uno dei coniugi o entrambe lavorino nella stessa azienda. Tali regole speciali cessano di avere efficacia nel caso di separazione e divorzio.

Nel diritto danese il matrimonio comporta la comunione universale dei beni tra i coniugi – pertanto anche l’azienda di proprietà di uno di loro – sia dei beni che erano già di proprietà delle parti prima del matrimonio, sia di quelli acquistati in costanza di matrimonio e quelli ricevuti in donazione e in successione.

È possibile modificare tale regime matrimoniale stipulando un patto matrimoniale (ægtepagt) che deve essere registrato in un registro apposito, sotto di pena di nullità.

Trasferimento d’azienda tra coniugi in costanza di matrimonio.

Nel caso di trasferimento di azienda tra coniugi esistono regole differenti a seconda che il trasferimento avvenga a titolo gratuito o a titolo oneroso:

a) Trasferimento a titolo gratuito

Nel caso in cui i coniugi desiderassero trasferire un’azienda – o qualsiasi altro bene – a titolo gratuito tale trasferimento deve – a pena di nullità – avvenire con patto matrimoniale (ægtepagt) che deve essere registrato nell’apposito registro a pena di nullità.

In tale patto matrimoniale l’azienda che s’intende trasferire deve essere precisamente descritta (denominazione, regione sociale, numero di registrazione nel registro delle imprese, numero di partita IVA). Inoltre deve essere precisato se l’intera azienda viene trasferita o solo una parte. Il valore dell’azienda deve essere indicato.

La regola che prescrive che il trasferimento a titolo gratuito deve avvenire mediante patto matrimoniale registrato a pena di nullità è una regola dettata a garanzia del creditori, ma è importante sottolineare anche tra i coniugi l’assenza di patto matrimoniale o la mancata registrazione del patto matrimoniale nel registro apposito comporta la nullità assoluta del trasferimento del bene.

b) Trasferimento a titolo oneroso

Nel caso in cui il trasferimento avvenga a titolo oneroso è importante che il trasferimento avvenga con un contratto scritto, dal quale risulta la descrizione esatta dell’azienda da trasferire – in particolare deve essere specificato se il trasferimento riguarda l’intera azienda o solo una parte – oltre al valore dell’azienda da trasferire. È consigliabile far fare una “due diligence “di modo che il valore dell’azienda venga fissato in modo professionale ed indipendente.
Questo affinché non sorgano dubbi né nei confronti dell’agenzia dell’entrate né da parte dei creditori che il trasferimento in realtà è avvenuto a titolo oneroso e non gratuito tra coniugi.

Occorre sottolineare che il trasferimento a titolo oneroso non è soggetto a una forma particolare e pertanto può essere anche validamente stipulato oralmente, anche se questo comporta difficoltà di carattere probatorio.

In costanza di matrimonio il coniuge al quale appartiene l’azienda può trasferirla ad un terzo – sia a titolo oneroso che gratuito – senza il consenso dell’altro coniuge anche se tra le parti vige il regime di comunione universale.

In costanza di matrimonio, nel caso in cui entrambe i coniugi lavorino nell’azienda l’agenzia delle entrate considera entrambe i coniugi come responsabili del pagamento delle tasse, anche se l’azienda è a nome di uno solo dei due.

Trasferimento d’azienda in caso di separazione e divorzio

In caso di separazione e divorzio avviene la divisione dei beni in comunione (a meno che le parti non abbiano scritto un patto matrimoniale che statuisce la separazione dei beni) Pertanto anche un’azienda che apparteneva ad uno dei coniugi deve entrare nel patrimonio da dividere.

La divisione dei beni nel diritto danese avviene nel modo seguente:

Per ogni parte viene calcolato il valore netto dei loro beni sottraendo i passivi dagli attivi
I valori netti dei beni di ciascuna parte vengono addizionati tra di loro e totale viene diviso per due.

Tale divisione premette pertanto la determinazione esatta del valore di ciascun bene e pertanto nel caso di disaccordo il valore dell’azienda dovrà essere valutato da un esperto.

In caso di separazione e divorzio i coniugi possono trovare un accordo stragiudiziale, in caso contrario hanno la possibilità di adire al tribunale delle divisoni e successioni (Skifteretten), dove sarà il giudice a nominare un perito che dovrà valutare il valore dei singoli beni tra cui il valore dell’azienda.

Dal momento della separazione/divorzio l’agenzia delle entrate considera i due exconiugi come non coniugati e pertanto colui che è titolare dell’azienda è l’unico a rispondere dei debiti nei confronti dell’agenzia delle tasse.

Trasferimento dell’azienda ai discendenti mentre gli ascendenti sono ancora in vita

È possibile trasferire l’azienda ai discendenti mentre gli ascendenti sono ancora in vita, sia a titolo gratuito che a titolo oneroso. Tale trasferimento – se gratuito – può avvenire sia come anticipo di eredità che come donazione.

Tale trasferimento non è soggetto a forme particolari (la donazione secondo il diritto danese, a differenza del diritto italiano, può avvenire oralmente, salvo problemi di carattere probatorio), ma vi sono regole di carattere fiscale che non devono essere dimenticate.

Secondo la legge fiscale danese ogni genitore può trasferire ogni anno una somma massima di kr. 60.000, somma che viene regolata annualmente, senza dovere pagare le tasse a cui sono soggette le donazioni.
Tale regola vale sia per le donazioni che per gli anticipi dell’eredità.

Pertanto ogni genitore può ogni anno regalare ai figli la somma di kr. 60.000 esente tasse.
Se entrambe i genitori sono in vita, ogni discendete potrà ricevere kr. 120.000 all’anno senza pagare tasse.

Nel caso in cui l’agenzia abbia un valore superiore – come spesso avviene- è possibile fare un cosiddetto “prestito famigliare” e cioè i genitori fanno un prestito al figlio pari al valore dell’azienda. Tale prestito può ogni anno essere “ripagato” dal figlio ricevendo dai genitori una somma annuale pari a quella “esente tasse” cioè al momento attuale di kr. 60.000.

Tale costruzione presenta l’inconveniente che nel caso di morte prematura di uno dei genitori, il valore dell’azienda che non è stato ancora trasferito, rientra a fare parte del della massa ereditaria e il discente è debitore nei confronti degli altri eredi della somma non ancora condonata.

Trasferimento dell’azienda “mortis causa”

Nel caso in cui si desideri trasferire l’azienda ad uno degli eredi è importante scrivere testamento, dove l’azienda da trasferire viene descritta nel modo più preciso possibile. Nel caso in cui il “de cuius” abbia più eredi e il valore dell’azienda al momento della morte del de cuius ecceda la somma massima che un erede può ereditare, venendo a ledere la quota di legittima degli figli o del coniuge, l’erede al quale viene attribuita l’azienda è debitore della somma eccedente agli altri eredi necessari.
Dato che tutte le successioni passano attraverso il tribunale delle successioni “skifteretten”, le quote verranno automaticamente ridotte al momento della ripartizione dell’eredità.

E ‘importante fare notare l’istituito della collazione non esiste in Danimarca e pertanto nel caso di donazione di un’azienda ad uno dei figli, gli altri non possono pretendere che il bene rientri nella massa successoria al fine di essere diviso fra gli eredi.

Nel diritto danese viene fatta la distinzione tra “Livsgave” donazione in vita e “dødsgave” donazione in procinto di morte.
In poche parole se una persona fa una donazione che deve avere effetto immediato, cioè mentre il donante è in vita. Se invece il donante è prossimo alla morte o dice espressamente che il bene deve essere trasferito al donatario dopo la sua morte, tale donazione è revocabile da parte degli eredi.

Nel caso in cui i genitori indichino espressamente che l’azienda è stata attribuita ad uno dei figli come anticipo di eredità, il valore dell’azienda – al momento della sua attribuzione – verrà sottratto all’eredità spettante al figlio a cui è stata attribuita.

Nel caso di trasferimento di azienda è sempre consigliabile fare un testamento davanti ad un notaio. In questo modo infatti una copia è automaticamente conservata negli archivi statali e viene prodotta automaticamente al momento della morte di una persona, in quanto ogni medico in Danimarca al momento in cui constata un decesso da notizia alla “Skifteretten”.

Se invece il testamento è fatto davanti a testimoni, vi e il rischio che il documento vada perso o per un motivo o per l’altro non si trovi dopo il decesso. Infine alcuni degli eredi possono metterne in dubbio l’autenticità