SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DEI MINORI

Le sottrazioni dei minori e cioè i casi in cui un minore avente la residenza in uno Stato è condotto in un altro Stato senza il consenso del genitore che esercita la patria potestà sono purtroppo diventati casi frequenti davanti ai tribunali danesi (e mondiali) data la facilità di spostarsi fra uno Stato e l’altro e il moltiplicarsi dei matrimoni fra persone di diversa nazionalità.

Sul sito dell’Ambasciata si può leggere cosa occorre fare nel caso in cui il minore sia stato condotto fuori dall’Italia. Questo articolo tratta di cosa accade in Danimarca quando un cittadino italiano ha attivato la procedura per richiedere il ritorno del minore in Italia secondo la convenzione dell’Aja del 1980 e quali sono le tendenze della giurisprudenza in Danimarca.

Nel momento in cui le autorità centrali italiane (dipartimento per la giustizia minorile di comunità ufficio II) contattano le autorità centrali danesi (Social- og Indenrigsministeriet, Holmens Kanal 22, 1060 København K) dando notizia di una probabile sottrazione di un minore ed inviando gli atti con la domanda di rimpatrio, il Ministero danese invia la pratica davanti all’ufficiale giudiziario presso il tribunale nella cui circoscrizione si crede che il minore si trovi.

Il tribunale nomina un avvocato d’ufficio per il convenuto (e cioè il genitore che ha sottratto il minore) e se il genitore richiedente lo desidera, viene anche nominato un avvocato d’ufficio per lui. Si consiglia però SEMPRE di contattare l’ambasciata italiana in questi casi in quanto l’ambasciata può garantire un avvocato che parla italiano e che conosce il diritto italiano. Tale ultima qualificazione è molto importate in quanto il tribunale danese nel giudicare se il minore aveva residenza al momento della sottrazione e se il genitore che ha subito la sottrazione ha la patria potestà sul minore deve applicare il diritto italiano secondo il dettato della Convenzione dell’Aja.
Inoltre è necessario che l’ambasciata venga a conoscenza di tutti i casi di sottrazione di minori in Danimarca. Solo così infatti le autorità italiane possono constatare che la Danimarca osserva e rispetta la convenzione dell’Aja del 1980.
Infine l’Ambasciata può fornire l’assistenza necessaria nell’emettere documenti di espatrio del minore, documenti che spesso sono in possesso del genitore che ha sottratto il minore e che in molti casi non vengono restituiti.

L’udienza viene fissata molto rapidamente e al massimo nel giro di 6 settimane dalla notifica al genitore che ha il minore presso di se.

L’udienza si apre normalmente con un tentativo da parte del giudice di composizione bonaria della vicenda in quanto la restituzione del minore a seguito di accordo da parte dei genitori è sempre più semplice, rapida e soprattutto meno traumatica per il minore.

Nel caso in cui tale tentativo abbia esito negativo, il giudice ordina l’interrogatorio delle parti e la causa procede con il rito ordinario secondo il codice di procedure civile danese.

Il giudice si accerta in via preliminare quanto segue:

  • Che il minore avesse effettivamente residenza abituale in Italia al momento della sottrazione. Questo accertamento avviene secondo i criteri dettati dalla legge italiana
  • Che il genitore che richiede il rimpatrio del minore abbia ed eserciti effettivamente la patria potestà sul minore. Anche tale accertamento avviene secondo i criteri stabiliti dal codice civile italiano

Le possibilità di ottenere il ritorno del minore sottratto sono in generale buone, in quanto negli ultimi 10 anni vi è stato un chiaro cambiamento della giurisprudenza in materia.

Oggi il testo delle convenzione dell’Aja viene seguito fedelmente e il diniego di rinviare il minore avviene solo nei casi previsti dalla convenzione art. 13. e cioè:

1. Se al momento della richiesta della restituzione del minore e l’attivazione della procedura prevista della Convenzione dell’Aja è passato più un anno dalla sottrazione del minore e il giudice danese accerta che il minore nel frattempo si è integrato in Danimarca

2. Vi è un grave e fondato rischio che il minore al suo ritorno in Italia sia esposto a pericoli fisici e psichici e comunque si trovi in una situazione insopportabile.
È importante sottolineare che il giudice non deve valutare quale dei genitori sia il più adatto ad avere la custodia del minore. Tale valutazione verrà fatta dal giudice italiano durante una susseguente pratica di divorzio. Il testo della convenzione invece prevede un obbligo per il giudice danese di fare rientrare il minore in Italia con la sola eccezione in cui via sia un grave e fondato rischio per la salute fisica e psichica del minore.

3. Se il minore si oppone al ritorno in Italia e il giudice ritiene che minore ha raggiunto un’età e una maturità sufficiente per potersi esprimere. Se il minore ha raggiunto i 16 anni, la convenzione non è più applicabile.
Non è fissata un’età minima per ascoltare il minore. In Danimarca vi è la tradizione di avere colloqui con bambini di età molto giovane, fino a 8 anni. È importate anche il sottolineare che non è il minore, ma il giudice che prende una decisione, tenendo in conto il parere del minore.

4. Se il genitore che ha subìto la sottrazione ha acconsentito a che il minore fosse portato all’estero. A questo proposito è bene fare la seguente precisazione: accade spesso che un genitore dia il consenso per l’espatrio del minore, per un tempo limitato, per esempio per ferie. Una volta arrivato in Danimarca l’altro genitore comunica di non intendere tornare. È importante sottolineare che anche questa situazione è considerata come sottrazione del minore, in quanto il permesso di espatrio aveva durata limitata nel tempo.

Infine tengo a sottolineare che le informazioni contenute un questo articolo sono di carattere generale e che pertanto è assolutamente necessario rivolgersi ad un legare al fine di esaminare la situazione concreta.